Patologie da overuse nello sportivo

RIASSUNTO

Incidenza e prevalente delle patologie da overuse nella pratica sportiva sono in costante aumento viste la possibilità e facilità di avvicinamento alla pratica sportiva: ampliandosi la fascia temporale di sportivi praticanti, con la diffusione dell’esercizio fisico anche in età sempre più avanzata, queste patologie risultano non solo come manifestazione classica di un eccesso di sollecitazione ma anche come effetto di invecchiamento e logoramento delle varie strutture dell’ organismo coinvolte dall’attività

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  • G. Gatto

PAROLE CHIAVE

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  • Lesioni

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Incidenza e prevalente delle patologie da overuse nella pratica sportiva sono in costante aumento viste la possibilità e facilità di avvicinamento alla pratica sportiva: ampliandosi la fascia temporale di sportivi praticanti, con la diffusione dell’esercizio fisico anche in età sempre più avanzata, queste patologie risultano non solo come manifestazione classica di un eccesso di sollecitazione ma anche come effetto di invecchiamento e logoramento delle varie strutture dell’ organismo coinvolte dall’attività.
Le lesione da overuse sono più numerose di quelle acute in tutte le attività sportive: non sono immediatamente invalidati e riscuotono minore attenzione medica e riabilitativa rispetto a quelle che causano un’ acuta e ovvia perdita di funzione. Spesso la frequenza con cui tali lesioni si verificano viene sottovalutata negli studi sulle lesioni sportive, cosi come dai medici dello sport e dagli stessi atleti
A causa della loro insorgenza insidiosa è probabile che inizialmente vengano ignorate e si presentino quando già strutturate e più difficili da trattare. Spesso all’ occhio dell’ atleta appaiono non severe, per cui risulta arduo convincerli della necessità di un trattamento ben definito. A complicare il tutto l’atteggiamento spesso inadeguato dei medici che induce atleta a rivolgersi a professionisti non diplomati. Spesso l’atleta si rivolge al medico non per la lesione ma soltanto per continuare l’attività. Importante contestualizzare in questa sede l’importanza del setting terapeutico e riabilitativo che può essere fornito dalla medicina termale: le terme inserite in un processo di riposo attivo che favoriscono il recupero dello sportivo con lesione da overuse.
Le lesioni da usura sono quasi sempre il risultato di un cambiamento: dell’atleta, dell’ambiente e dell’attività. Identificare queste modifiche richiede un approccio scientifico orientato alle richieste funzionali associate alla specifica attività sportiva. Identificare il meccanismo causale vuol dire poter risolvere il problema delle recidive: se non si comprende la patogenesi è inevitabile che la patologia si ripresenterà alla ripresa piena dell’ attività.
Modifiche dell’atleta sono rappresentate dal continuare l’attività fisica pur presentando un disturbo (continuare a lanciare pur presentando dei sintomi e causarne di nuovi), una inadeguata riabilitazione dopo precedenti lesioni (una distorsione di caviglia con deficit persistente nella dorsiflessione che costringe a correre sulle punte), modifiche fisiologiche durante l’ accrescimento (malattia di OsgoodSchlatter), cambiamenti degenerativi legati all’ età e pratica in età avanzata.
Modifiche dell’ ambiente sono quelle dell’ ambiente personale dell’ atleta e quello totale dello sport praticato. Attrezzature e abbigliamento dell’ atleta possono causare patologia: tipico l’ esempio delle calzature dei calciatori ad inizio stagione, degli stivaletti per pattinare troppo nuovi o usurati, il semplice allacciare le scarpe in maniera inadeguata che possono procurare qualsiasi genere di lesione a carico dei tessuti molli. Modifiche dell’ ambiente sportivo sono rappresentate dall’introduzione di salite e discese nei piani di allenamento e dai cambiamenti frequenti delle superfici di giuoco.
Modifiche dell’ attività degli sportivi sia in termini quantitativi che qualitativi: un giovane ginnasta che esegue numerose ripetute al volteggio può essere non ancora pronto per il nuovo livello di abilità. Più si sale in termini di qualità del lavoro e di livello sportivo e più complesso risulta individuare la sintomatologia da overuse che appare sempre più sfumata.
Spesso i sintomi vengono sottovalutati, essendo lo sportivo abituato o obbligato a continuare l’ attività e in assenza di trauma acuto non ci si riserva il termine dolore a manifestazione ed espressioni come rigidità, indolenzimento, spasmo, crampo che seppure dolorose non vengono inizialmente identificate come tali e non trattate, facilitando la strutturazione sempre piu’ complessa del sintomo e alterazioni anatonomopatologiche.
Nell’ ambito delle lesioni da overuse occupano uno spazio rilevante le fratture da stress o da fatica o da durata. Specifiche, possono interessare quasi ogni segmento scheletrico e pongono difficoltà di natura diagnostica e richiedono spesso esami complessi e costosi (scintigrafia, risonanza magnetica, tomografia computerizzata) oltre a difficoltà nell’esame clinico (come può accadere nelle fratture da stress del collo femore, a rischio complicanze). Se l’osso non riesce ad adattarsi velocemente ad un aumento di richiesta funzionale, complice anche una diversità di sollecitazione del carico fra parti diverse dello stesso segmento osseo si determinano scompensi di osteoformazione e degradazione, quindi frattura come disequilibrio tra richieste eccessive e veloci ed adattamento più lento. Lo stesso meccanismo patogenetico, oltre alle modifiche dell’atleta, dell’ambiente e dell’attività, è in grado di provocare disturbi dei tendini, dalle tendiniti pure alle peritendiniti, dalle manifestazioni di tendinopatie inserzionali alle forme di tendinosi come degenerazione senza infiammazione: i tendini per la loro scarsa vascolarizzazione e per i limiti di elasticità sono particolarmente interessati da queste lesioni. Nell’ambito delle patologie da overuse, e non certo ultime, se non per ordine di menzione, le lesioni muscolari indotte dall’esercizio fisico: le microlesioni muscolari, di natura infiammatoria, dall’espressione clinica aspecifica e dalla difficile diagnosi, puramente istologica e con difficoltà nel rilevare aumenti di enzimi sarcoplasmatici (ck,ldh) e metodiche ancora complesse (pentano ed esano nell’aria espirata) per diagnosi di routine. Chiaramente predisponenti a queste lesioni sono gli stati di fatica fisiologica e psicologica dello sportivo, locali e centrali (di natura metabolica, endocrina e del sistema nervoso centrale), che se non riconosciuti precocemente favoriscono l’insorgenza di lesioni possibili in qualsiasi distretto anatomico. Il distretto termale ci permette di integrare i diversi aspetti patologici (non ultima la fatica) coinvolti nelle patologia da overuse e favorire un processo di recupero,troppo spesso inteso come riposo senza attività, mentre ciò di cui si avvantaggia lo sportivo in tali forme di lesione è il recupero attivo.

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