Malattie respiratorie nello sportivo

RIASSUNTO

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AUTORI

  • V. Iannotta

PAROLE CHIAVE

  • Sport
  • Malattie respiratorie
  • BPCO

”Articolo”

Durante l’esercizio entrano in gioco due organi importanti:

  1. I polmoni trasmettono ossigeno al corpo per fornire energia ed eliminano l’ anidride carbonica, il prodotto di scarto che si crea quando si produce energia [ventilazione e diffusione]
  2. Il cuore pompa l’ ossigeno dagli alveoli al cervello e ai muscoli [ed anche ai muscoli respiratori] che stanno svolgendo l’esercizio [perfusione]

Durante l’attività fisica l’organismo consuma più ossigeno e produce più anidride carbonica.
Per soddisfare questa richiesta supplementare, la frequenza respiratoria [15 / minuto (6 litri d’ aria) a riposo] deve aumentare a oltre 40-60 / minuto (oltre 100 litri d’ aria) in fase di esercizio.
Quando i polmoni sono sani, si dispone di un’ampia riserva respiratoria. Al contrario quando la funzione polmonare è ridotta, può succedere di esaurire gran parte della riserva respiratoria e di sentirsi così “mancare il fiato”.
Ottimizzare l’ atto meccanico respiratorio consente all’organismo di “avere più spazio dove immagazzinare l’ aria” [ventilazione]. Più ossigeno c’è nei polmoni, e di conseguenza nel sangue, più carburante c’è per il corpo, e quindi le prestazioni migliorano.
Visto che un atleta sotto massimo sforzo esegue da 30 a 60 atti respiratori al minuto, è facile immaginare il miglior risultato che potremmo ottenere effettuando una respirazione corretta.

Gli esercizi di respirazione, siano essi svolti all’ intero di un contesto sportivo, sia semplicemente per migliorare il proprio stato di benessere, agiscono sui muscoli respiratori, in particolare sul diaframma, migliorandone tonicità, elasticità e controllo.

Controllare la respirazione, tramite esercizi specifici, permette di migliorare lo stato di benessere generale, ma anche di potenziare considerevolmente la prestazione atletica.
Non a caso alla base di strategie come il Training Autogeno, l’Ipnosi e la gestione della Coerenza Cardiaca, ci sono proprio tecniche di respirazione.

Grazie al training sulla respirazione si ottengono risultati su due versanti, la performance pura e il benessere mentale.
Intervenendo sull’asse cuore – polmoni si riducono gli atti respiratori, quindi il battito cardiaco, e si rallentano le onde gamma celebrali “negative” [stress], con una effettiva presa di posizione soggettiva verso il proprio corpo, e una corretta valutazione dei nostri effettivi limiti.

Nell’ambulatorio del medico dello sport le patologie respiratorie di più frequente osservazione restano l’ asma, la BPCO e l’ ostruzione delle vie aeree superiori.
L’idoneità alla pratica sportiva nei soggetti con asma è subordinata alla tipologia di sport praticato, e alla efficacia del trattamento.
Sono considerati sport ad alto rischio, sia per le condizioni ambientali sia per la difficoltà di intervento nel caso di un attacco asmatico, sport “estremi” come l’alpinismo, il motociclismo, il deltaplano, e l’attività subacquea.
La maggior parte delle osservazioni sperimentali hanno dimostrato che la corsa è l’attività che più di ogni altra favorisce gli attacchi di asma, seguita da ciclismo, canottaggio, sport di squadra, scherma e ginnastica.

Il nuoto, invece, è uno sport a basso rischio grazie all’ ambiente delle piscine, luogo chiuso con meno inquinanti nell’ aria, caratterizzato da temperatura media superiore ai 25°C ed elevata percentuale di umidità.

L’attività sportiva non solo è compatibile con l’asma, anzi può essere considerata un mezzo efficace per la prevenzione e il controllo di questa malattia, se eseguita correttamente secondo le linee guida e le esigenze individuali dell’atleta:

  1. preriscaldamento prolungato (almeno 10 minuti), prima di intraprendere l’attività sportiva, non particolarmente intensa;
  2. ridurre gradualmente lo sforzo prima di terminare l’esercizio fisico;
  3. un allenamento intermittente, con l’esecuzione, già dalla fase di preriscaldamento, di sprint brevi, anche di intensità crescente, intercalati da altrettanti identici periodi di recupero, induce la refrattarietà alla bronco costrizione;
  4. l’allenamento con carichi di lavoro adeguati (2-3 sedute settimanali di intensità non superiore al 70-80% del carico max) serve ad aumentare la massima capacità lavorativa, ad elevare la soglia anaerobica e a ridimensionare il livello di ventilazione polmonare per un determinato sforzo.

L’asma da sforzo, invece, compare alla fine di un esercizio fisico (generalmente 5-10 minuti dopo) e si risolve spontaneamente o con inalazione di broncodilatatori in circa 30-60 minuti.
I fattori predisponenti, da valutare in sede di prevenzione e terapia, sono semplici da inquadrare:

  1. iperreattività bronchiale e stato clinico del paziente [affaticamento, infezioni respiratorie];
  2. stress emotivo;
  3. tipo di esercizio, intensità e durata dello sforzo, allenamento e riscaldamento insufficienti;
  4. particolari situazioni ambientali [basse temperature, scarsa umidità, elevata concentrazione di allergeni e inquinanti];

La patologia più frequente delle vie aeree superiori è l’ipertrofia dei turbinati, spesso associata ad ipertrofia delle adenoidi. I turbinati garantiscono maggiore permanenza e contatto dell’ aria con la superficie mucosa nasale, che viene così modificata nella sua temperatura, umidità e purezza.
Uno stimolo nasale, sia chimico che fisico, crea delle modificazioni circolatorie del tessuto cavernoso del turbinato, causandone una variazione di volume che restringe lo spazio respiratorio e un aumento della secrezione ghiandolare sierosa e mucosa.
La temperatura ed il grado di umidità dell’ aria inspirata sono variabili importanti che innescano il riflesso vasomotorio dei turbinati inferiori: l’aria calda e secca, e l’aria fredda, determinano congestione degli spazi cavernosi. Al contrario l’aria calda ed umida provoca decongestione dei turbinati inferiori.
Questa elevata reattività vasomotoria della mucosa del turbinato può facilmente trasformarsi da meccanismo fisiologico a meccanismo patologico e portare quindi alla rinite vasomotoria per ipertrofia dei turbinati inferiori.

Infine, nei pazienti affetti da BPCO la capacità di svolgere lavoro aerobico è assai compromessa; infatti, il massimo consumo di ossigeno è diminuito, mentre la potenza anaerobica massima è normale.
Se si è affetti da una condizione del genere, il pensiero di stancarsi precocemente può scoraggiare e demotivare all’ esercizio.
Il paziente evita l’attività fisica perché non si sente bene, e teme di restare senza fiato, ma riducendo l’esercizio perde progressivamente la propria forma e le attività quotidiane diventano ancora più difficoltose. Molti autori affermano che con tale tipo di malati si dovrebbe eseguire soltanto fisiochinesiterapia. Invece nella pratica clinica chi è affetto da una patologia polmonare a lungo termine migliora i propri sintomi svolgendo regolare attività fisica.
Nei bronchitici cronici, in seguito al training, si ha aumento del massimo consumo di ossigeno, aumento della ventilazione polmonare, ma evidente aumento della sensazione di benessere.
In presenza di BPCO l’attività fisica va dosata tenendo conto del grado di malattia e dell’età del paziente, considerando la capacità funzionale e la sintomatologia soggettiva.
Cominciando con attività a basso carico [attivazione muscolare, esercizi respiratori] si passa progressivamente a carichi più impegnativi: ginnastica dolce, nuoto, cyclette, acqua gym, corsa lenta.

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