Le prove di funzionalità respiratoria in medicina termale

RIASSUNTO

Le prove di funzionalità respiratoria, grazie anche all’evoluzione tecnologica degli strumenti, hanno oggi un ruolo insostituibile nella gestione delle malattie polmonari. Tra esse, è unanimemente riconosciuta l’importanza della spirometria a fini diagnostici, prognostici e di monitoraggio terapeutico. Con gli attuali apparecchi, generalmente portatili e computerizzati, l’esame, non essendo invasivo, può essere condotto non più solo in strutture specialistiche, ma anche, e soprattutto, nell’ambulatorio del medico termale. Nel panorama delle stazioni termali italiane, emergono strutture che, per tipologia di acque, cultura e organizzazione, possono inserirsi concretamente in un piano finalizzato a contrastare le patologie polmonari e in particolare la BPCO. In queste sedi è possibile svolgere un’attività diagnostica di screening che contribuisce ad identificare i soggetti a rischio di BPCO, intervenendo in una fase in cui la sintomatologia non ha ancora manifestato i sintomi più gravi.
Gli autori hanno come obiettivo primario quello di comunicare l’importanza dell’esame spirometrico e dei suoi parametri di funzione polmonari, nonché le informazioni relative al loro significato nella fisiopatologia respiratoria e il valore diagnostico che rivestono nelle varie patologie dell’apparato respiratorio.

 

Abstracts Nowadays, respiratory function tests, thanks to technological evolution of instrumentations, have an irreplaceable role in the management of pulmonary diseases. Among them, it is unanimously recognized the importance of spirometry for diagnosis, prognosis and therapeutic monitoring. With current equipment, usually portable and computerized, the examination, being not invasive, can be carried out not only in specialized structures, but also, and especially, in medical spa’s surgery. In the landscape of Italian spas, emerge structures that, by type of water, culture and organization, can concretely fit into a plan designed to battle lung diseases, particularly COPD. In these locations, can be performed a diagnostic screening that helps to identify individuals at risk for COPD, acting in a stage where symptomatology has not yet shown the most severe symptoms.
Authors have as primary objective to communicate the importance of spirometry and of its pulmonary function parameters, and the information related to their meaning in respiratory pathophysiology and the diagnostic value that they have in several lung diseases

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AUTORI

  • S. Levra
  • M. Caruso
  • G. Levra

PAROLE CHIAVE

  • Terme
  • Prove di funzionalità respiratorie
  • Spirometria

”Introduzione”

Le prove di funzionalità respiratoria, grazie anche all’evoluzione tecnologica degli strumenti, hanno oggi un ruolo insostituibile nella gestione delle patologie polmonari. Tra esse, in particolare, è unanimemente riconosciuta l’importanza della spirometria a fini diagnostici, prognostici e di monitoraggio terapeutico. Altresì viene utilizzata nell’ambito di studi epidemiologici, valutazione di idoneità sportiva o ricerca. Con gli attuali apparecchi, generalmente portatili e computerizzati, l’esame, non essendo invasivo, può essere condotto non più solo in strutture specialistiche, ma anche, e soprattutto, nell’ambulatorio del medico termale.
È risaputo che una parte importante e qualificante nell’attività del medico termale è la visita medica prima dell’effettuazione delle cure termali. In questo contesto, per la corretta interpretazione delle patologie respiratorie del paziente, sono necessarie alcune condizioni come un’anamnesi accurata, l’attento e preciso esame obiettivo, la valutazione degli accertamenti diagnostici pregressi, l’esperienza clinica del medico. In quest’ambito, l’esecuzione di un test spirometrico può essere estremamente utile per la diagnosi delle possibili cause di sintomi respiratori, nonché per il monitoraggio di pazienti con patologie respiratorie note.

L’utilizzazione di tali test è raccomandata da diverse società, come NAEPP (National Asthma Education and Prevention Program), GOLD (Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease) e ATS (American Thoracic Society).
Quando l’esecuzione e l’interpretazione dell’esame è affidata a personale adeguatamente addestrato, non ci sono differenze significative tra esami di funzionalità polmonare eseguiti a livello ambulatoriale ed esami condotti in un laboratorio di fisiopatologia respiratoria.

In ultima analisi, le prove di funzionalità respiratoria consentono di valutare se la ventilazione e gli scambi gassosi sono adeguati per mantenere la pressione parziale dell’ossigeno (PaO2) e dell’anidride carbonica (PaCO2) e il pH del sangue arterioso a livelli ottimali per la vitalità cellulare.1La misurazione della funzione respiratoria comprende oggi numerosi esami strumentali, semplici e complessi, che esplorano l’apparato respiratorio nelle sue diverse parti e funzioni.
Generalizzando, le prove oggi disponibili prevedono la misura dei volumi polmonari e dei flussi respiratori, i test di funzionalità dei muscoli respiratori e la valutazione degli scambi gassosi.

”Volumi Polmonari”

La spirometria è l’esame più comune per misurare i volumi e i flussi respiratori, in quanto rappresenta un test di screening essenziale per la valutazione generale della salute dell’apparato respiratorio. Si tratta di un test fisiologico, che valuta come un individuo inala ed esala volumi di gas in funzione del tempo.2In combinazione con la misura della pressione parziale arteriosa dei gase con la valutazione degli scambigassosi, la spirometria fornisce una valutazione globale della funzione polmonare perfetta per il rilevamento, la differenziazione e la diagnosi di varie malattie respiratorie.

I volumi polmonari vengono espressi in litri a pressione ambientale satura di vapore acqueo a temperatura corporea. Comprendono volumi polmonari statici e dinamici.

  • Volume corrente (Vt): è la quantità di aria che viene mobilizzata durante ciascun atto respiratorio a riposo. Nei soggetti normali è di circa 500 mL.
  • Spazio morto (Vd): è il volume di aria che non partecipa agli scambi respiratori. Si distingue in spazio morto anatomico (volume occupato dal gas nell’apparato respiratorio, esclusi gli alveoli) e spazio morto fisiologico (volume di gas che non si equilibra con il sangue). Nel soggetto sano i due volumi sono equivalenti.
  • Volume di riserva inspiratoria (IRV): è il massimo volume inspirabile con un’inspirazione massimale alla fine di una inspirazione normale. Nei soggetti normali è di circa 3000 mL.
  • Volume di riserva espiratoria (ERV): è il massimo volume espirabile con un’espirazione massimale alla fine di una espirazione normale. Nei soggetti normali è di circa 1200 mL.
  • Volume residuo (RV): è il volume di gas che rimane nei polmoni al termine di un’espirazione massimale. Nei soggetti normali è di circa 1200 mL.
  • Capacità funzionale residua (FRC): è il volume di gas presente nei polmoni e nelle vie aeree alla fine di una espirazione normale. Si calcola sommando il volume residuo al volume di riserva espiratoria. Nei soggetti normali è di circa 2400 mL.
  • Capacità vitale (VC): è la quantità di aria inspirata dopo un’espirazione massimale, o la quantità di aria espirata dopo un’inspirazione massimale dando al paziente tutto il tempo necessario per espirare completamente. Si ottiene sommando il volume corrente al volume di riserva inspiratoria e al volume di riserva espiratoria. Nei soggetti normali è di circa 4700 mL.
  • Capacità vitale forzata (FVC): è il volume totale di aria espulsa in un’espirazione forzata partendo da un’inspirazione massimale, o viceversa. Nel soggetto normale coincide con la capacità vitale e può essere considerata equivalente.
  • Capacità polmonare totale (TLC): è il volume di gas nei polmoni alla fine di un’inspirazione massimale. Si ottiene sommando il volume residuo alla capacità vitale. Nei soggetti normali è di circa 5900 mL.
  • Volume espiratorio forzato in 1 secondo (FEV1): è il volume di aria espirata nel primo secondo di un’espirazione forzata partendo da un’inspirazione massimale. Si tratta di un parametro fortemente influenzato dalla collaborazione del soggetto. Normalmente è superiore al 75% della FVC, ma tende a diminuire con l’età.
  • Volume espiratorio forzato in 3 secondi (FEV3): è il volume di aria espirata nei primi 3 secondi di un’espirazione forzata partendo da un’inspirazione massimale. Normalmente è circa il 95% della FVC.
  • Capacità inspiratoria (IC): è il massimo volume inspirato partendo dal volume di fine espirazione normale.
  • Picco di flusso espiratorio (PEF): è il massimo flusso espirato in un’espirazione forzata.
  • Rapporto FEV1%/FVC: è la percentuale della capacità vitale espirata nel primo secondo della manovra. Si tratta del parametro più sensibile e più specifico per individuare un’ostruzione al flusso.
  • Flusso massimo al 25% della VC (FEF75): è il flusso massimo al 25% della capacità vitale. Rappresenta il flusso al termine della fase espiratoria e illustra parzialmente la situazione delle piccole vie aeree.

La maggior parte dei volumi respiratori sopra elencati può essere misurata attraverso l’esame spirometrico. Tuttavia, per la determinazione di alcuni di essi, come FRC e RV, sono necessarie metodiche particolari, in quanto parte o tutto il volume di queste entità non è mobilizzabile con le manovre respiratorie eseguite nella spirometria.

”La Misura dei volumi e dei flussi respiratori tramite la spirometria”

Potendo analizzare sia il flusso che il volume, si distinguono:

  • Spirometri misuratori di volume. Possono essere ad acqua o a secco.
  • Spirometri misuratori di flusso. Sono definiti flussimetri e possono essere a turbina, a ultrasuoni, a sensori termici o a pressione differenziale.

Oggigiorno, gli spirometri moderni sono in grado di fornire valori numerici e immagini grafiche tramite computer. Questo è molto importante per il controllo della qualità, perché l’operatore del test dovrebbe esaminare sia la curva flusso-volume sia quella volume-tempo di ogni manovra prima di passare a quella successiva. Comunque, grazie ai continui progressi tecnologici, il computer al giorno d’oggi fornisce anche un’interpretazione di base della spirometria, affiancata alla valutazione della qualità dell’esame stesso.

Molti spirometri moderni, inoltre, hanno anche il pregio della portabilità associata ad una buona accuratezza dei parametri rilevati. Tuttavia, il livello di qualificazione dei tecnici incaricati di realizzare la prova risulta di gran lunga più importante della disponibilità di apparecchiature tecnologicamente sofisticate.
In ogni caso, la spirometria necessita invariabilmente della cooperazione tra il soggetto che la esegue e l’esaminatore, tant’è che i risultati dipendono tanto dai fattori tecnici quanto da quelli personali. Per questo motivo, prima di procedere alla misurazione è necessario spiegare al paziente le singole manovre respiratorie, che successivamente gli saranno mostrate dallo stesso esaminatore. Questa fase preliminare ha un’importanza decisiva, in quanto le spiegazioni fornite dovrebbero servire ad assicurare una ottimale cooperazione.

”L’esecuzione della manovra”

Per ottenere delle prove soddisfacenti, è necessario innanzitutto partire dal controllo della qualità delle apparecchiature e dalla loro calibrazione.2All’inizio della manovra il paziente viene invitato a inserire nel proprio cavo orale il boccaglio, avendo cura di chiudere tenacemente le labbra intorno ad esso in modo da evitare qualsiasi perdita di aria. Logicamente, è fondamentale l’utilizzo di una clip per il naso, o quantomeno l’occlusione manuale delle narici, per far sì che il soggetto esegua le manovre respiratorie in un sistema chiuso. È necessario far comprendere al paziente che deve prestare attenzione affinché con la lingua o con i denti non occluda il tubo di respirazione. Prima dell’esecuzione del test, l’esaminatore dovrebbe illustrare la più idonea postura da mantenere e dovrebbe mostrare la tecnica per la corretta esecuzione della manovra. Per motivi di sicurezza, il test dovrebbe essere fatto preferibilmente in posizione seduta, utilizzando una sedia con braccioli.
La manovra per la misurazione della FVC prevede tre fasi essenziali più una facoltativa:

  • Inspirazione massimale. Partendo dalla FRC il soggetto deve inspirare rapidamente e completamente, fino a raggiungere la TLC. Una fase inspiratoria troppo lenta, infatti, può determinare una riduzione del FEV1 e del PEF.
  • Espirazione “esplosiva”. Con un minimo ritardo dal raggiungimento della TLC, il soggetto deve espirare con il massimo possibile della forza. Un ritardo eccessivo dell’inizio dell’espirazione, con una permanenza di 4-6 secondi alla TLC, determina una riduzione del FEV1 e del PEF.
  • Espirazione continua e completa fino alla conclusione del test. In questa fase della manovra risultano fondamentali le indicazioni dell’esaminatore, sia quelle verbali sia quelle fornite tramite il linguaggio corporeo. È altrettanto importante che l’esaminatore tenga contemporaneamente sotto controllo sia le curve sul monitor sia il paziente. Se quest’ultimo lamenta vertigini la manovra dovrebbe essere interrotta, in quanto a causa della prolungata interruzione del ritorno venoso al torace potrebbe manifestarsi una sincope.
  • Inspirazione massimale forzata: la sua esecuzione è facoltativa e dipende dal quesito clinico che si vuole approfondire e dal tipo di apparecchio utilizzato. Grazie ad essa si possono ottenere il volume inspiratorio massimo al secondo (FIV1) e il picco di flusso inspiratorio (PIF). La morfologia della curva inspiratoria che si ottiene, inoltre, può dare indicazioni sull’eventuale presenza di ostruzioni delle vie aeree centrali, intra o extra-toraciche.

”Curva flusso-volume e curva volume-tempo”

È possibile rappresentare la manovra di espirazione forzata con una curva flusso-volume o con una curva volume-tempo (Fig. 1). In particolare, la prima delle due è in grado di fornire molte informazioni sulla porzione iniziale (il primo secondo) della manovra di espirazione forzata.
Inoltre, la possibilità di sovrapporre una serie di curve flusso-volume registrate nel punto di massima ispirazione può essere utile per valutare la ripetibilità della prova e la presenza di uno sforzo sub-massimale. Viceversa, la rappresentazione della manovra di espirazione forzata sotto forma di una curva volume-tempo fornisce maggiori informazioni riguardanti la parte finale della manovra.

La curva flusso-volume e quella volume-tempo, quindi, permettono di ottenere una valutazione della qualità rispettivamente della prima e dell’ultima parte della manovra di espirazione forzata.

Una curva volume-tempo e una curva flusso-volume normali (da 3)

Fig.1 Una curva volume-tempo e una curva flusso-volume normali (da 3)

Ovviamente, la forma della curva flusso-volume varia in relazione alla presenza di patologie respiratorie (Fig. 2). Ad esempio, nei difetti ventilatori ostruttivi i flussi massimi sono diminuiti e la sezione espiratoria è concava rispetto all’asse X, mentre nei difetti ventilatorirestrittivisi registra una riduzione dei volumi ma con flussi che possono essere anche aumentati in relazione aglistessi volumi polmonari.
Un altro fattore in grado di influenzare la forma della curva flusso volume è l’età del soggetto. La parte intermedia (poco dipendente dallo sforzo) della curva, infatti, tende a essere convessa nel bambino, virtualmente rettilinea nell’adulto e concava nell’anziano.

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Fig.2 Esempi di varie patologie respiratorie e loro influenza sulla curva flusso-volume (da 3)

 

”La valutazione della manovra”

L’interpretazione del test spirometrico inizia con la revisione e la valutazione della qualità della prova. È importante sottolineare che i test che non sono ottimali potrebbero comunque contenere importanti informazioni, ma coloro che li interpretano dovrebbero identificare i problemi e le dimensioni dei potenziali errori. Omettere la valutazione di qualità e far affidamento soltanto sui valori numerici per le decisioni cliniche rappresenta un errore comune, anche se facilmente evitabile.

Negli ultimi decenni, nel tentativo di migliorare l’accuratezza e di ridurre la variabilità delle misurazioni spirometriche, sia l’ERS che la ATS hanno prodotto delle linee guida per la standardizzazione del test. Da alcuni anni si sta anche cercando di armonizzare queste linee guida al fine di rendere sempre più affidabile l’esecuzione della spirometria. Gli errori più frequenti nell’esecuzione dell’esame spirometrico comprendono:

  • Inspirazione non massimale, senza raggiungere la TLC. Ne derivano valori sottostimati di FEV1, PEF e FVC.
  • Termine prematuro del test, senza arrivare alla fine dell’espirazione. Ne derivano un basso valore di FVC e un rapporto FEV1%/FVC falsamente elevato.
  • Perdite di aria attraverso la bocca quando non aderisce bene al boccaglio. Ne derivano valori sottostimati di FEV1, PEF e FVC.

Pertanto, la curva flusso-volume deve essere netta, senza incertezze, senza sospensioni e riprese del flusso espiratorio, senza alterazioni da tosse o da chiusura della glottide e con uno sforzo adeguato.
Un’incisura o una morfologia anomala della curva possono ugualmente far ipotizzare una non corretta tecnica di esecuzione.

L’espirazione, inoltre, deve essere completa e con uno sforzo adeguato. Per valutare la completezza dell’espirazione si fa riferimento alla morfologia della curva volume-tempo e al tempo trascorso dall’inizio dell’espirazione. In particolare, l’espirazione può essere considerata completa quando sulla curva non si registrano cambiamenti di volume (< 0,03 L) per un tempo ≥ 1 s, a patto che il soggetto abbia espirato per un tempo ≥ 3 s se < 10 anni o per un tempo ≥ 6 s se > 10 anni.

Visivamente, deve essere possibile osservare un plateau nella curva volume-tempo. Per i pazienti ostruiti e per quelli molto anziani spesso sono necessari tempi più prolungati rispetto a 6 s, ma raramente tempi > 12 s cambiano le decisioni cliniche. Soltanto le manovre che rispettano questi criteri, definiti dalla ATS, possono essere considerate accettabili. Tuttavia, anche dalle manovre che terminano precocemente possono essere ricavate alcune informazioni utili, in quanto il volume misurato in un periodo ristretto di tempo può essere utilizzato come una stima della FVC.

Attualmente, i criteri di accettabilità forniti dalla ATS (Fig. 3)prevedono:

  1. Assenza di un inizio insoddisfacente dell’espirazione, con eccessiva esitazione.
  2. Assenza di tosse nel primo secondo della manovra, o di qualsiasi altro tipo di tosse che possa modificare i risultati del test secondo il parere dell’esaminatore.
  3. Assenza di precoce termine dell’espirazione.
  4. Assenza di chiusura della glottide (manovra di Valsalva) o di esitazioni durante la manovra che causino un blocco del flusso.
  5. Assenza di perdite di aria.
  6. Assenza di ostruzione a livello del boccaglio.
  7. Assenza di evidenze di un respiro extra eseguito durante la manovra

Va sottolineato come una curva che rispetti soltanto i primi due criteri possa essere definita utilizzabile, mentre per definire come accettabile una curva devono essere rispettati tutti e sette. Registrazioni delle manovre utilizzabili devono essere conservate, in quanto possono comunque contenere informazioni utili.

Figura 3: Riassunto dei criteri di accettabilità della manovra di espirazione forzata (da 2)

Figura 3: Riassunto dei criteri di accettabilità della manovra di espirazione forzata (da 2)

Facendo riferimento ai precedenti criteri, un test definito adeguato deve essere caratterizzato da almeno tre manovre di espirazione forzata considerate accettabili. A questo punto devono essere valutati i criteri di ripetibilità, che servono per individuare quelle situazioni in cui sono necessarie più di tre manovre accettabili (Fig. 4).

Non devono essere utilizzati per escludere dei risultati o dei soggetti dagli studi clinici. Nessuna spirometria e nessun risultato del test dovrebbero essere scartati soltanto sulla base della ridotta ripetibilità. Ad ogni modo, una ripetibilità accettabile è raggiunta quando la differenza tra la FVC maggiore e quella subito inferiore è ≤ 0.150 L o ≤ 5% e la differenza tra il FEV1 maggiore e quello subito inferiore è ≤ 0.150 L o ≤ 5%.16 Se entrambi questi criteri sono rispettati il test può considerarsi.

In caso contrario, possono essere eseguite ulteriori manovre di espirazione forzata, arrivando fino a un massimo di otto.Questo vale per la maggior parte delle situazioni, ma in alcuni casi possono anche rendersi necessarie più di otto manovre. Tuttavia, più aumentano le manovre più aumenta la fatica a carico del paziente, per cui superato un certo numero ulteriori manovre sono di scarso valore aggiunto.

Il passo successivo alla valutazione della ripetibilità prevede la selezione dei parametri migliori. Il FEV1 e la FVC, quindi, devono essere ricavati da una serie di almeno tre curve accettabili, che devono presentare un buon inizio del test e che devono essere libere da artefatti. Il FEV1 e la FVC di valore maggiore devono essere individuati dopo aver esaminato i valori di tutte le curve, accettabili e utilizzabili, e possono derivare anche da curve differenti.

Figura 4: Flow-chart che spiega come i criteri di accettabilità e di ripetibilità debbano essere applicati (da 2)

Figura 4: Flow-chart che spiega come i criteri di accettabilità e di ripetibilità debbano essere applicati (da 2)

Dopo aver stabilito che il test è stato eseguito correttamente e aver raccolto i valori migliori, il passo successivo prevede l’esecuzione di una serie di confronti, che comprendono il confronto dei valori ottenuti nella prova con quelli di riferimento misurati nei soggetti sani, il confronto con le patologie note o i pattern anormali e il confronto con le altre prove del soggetto stesso. L’interpretazione dei test di funzionalità polmonare, infatti, si basa solitamente sul confronto dei valori ottenuti dal singolo paziente con quelli di riferimento (predetti), ottenuti tramite specifiche equazioni.

Queste equazioni si basano su vari fattori, quali l’età, il sesso, l’altezza, il peso, la razza e il tipo di spirometro usato. Tra tutte queste variabili, quelle più importanti per le equazioni di riferimento sono l’altezza e l’età. Al momento del test, quindi, dovrebbero essere sempre misurati il peso e l’altezza di ogni soggetto. Ai soggetti testati, inoltre, dovrebbe essere chiesto di identificare la propria razza/gruppo etnico e, quando possibile, dovrebbero sempre essere utilizzate delle equazioni specifiche per razza o gruppo etnico. Se queste equazioni non sono disponibili o non sono utilizzabili, si può ricorrere a un fattore di correzione. Tuttavia, l’uso di un fattore di correzione non è efficace quanto l’uso delle equazioni specifiche.

Attualmente, sono disponibili moltissime equazioni di riferimento per la spirometria. La ECCS (European Community for Coal and Steel) e la ATS hanno entrambe stilato delle liste di equazioni. Una sintesi, per altro non esaustiva, ne elenca oltre 120. In passato, la maggior parte delle equazioni di riferimento sono state sviluppate separatamente per i bambini e per gli adulti, con una differenza dei valori predetti a ridosso del confine d’età adulto-bambino (solitamente intorno ai 18-19 anni). Recentemente, però, sia per i caucasici sia per gli individui appartenenti ad altri gruppi etnici, sono state rese disponibili delle equazioni di riferimento valide dall’infanzia all’età adulta, completate da accurati limiti inferiori di normalità. Queste equazioni valide per tutte le età evitano la disgiunzione adulto-bambino ed inevitabilmente sottolineano nelle altre equazioni gli errori secondari alla disgiunzione stessa.

L’interpretazione dei risultati delle prove di funzionalità respiratoria, quindi, può essere notevolmente migliorata applicando queste equazioni in grado di abbracciare tutte le età, ma anche utilizzando misure dell’altezza e dell’età accurate (almeno fino a una cifra decimale).

Un esempio di equazione valida per ogni età è quella della Global LungFunctionInitiative 2012 (GLI 2012), che in aggiunta è valida per quattro gruppi etnici, evitando in questo modo l’utilizzo di fattori di correzione.

”Interpretazione del risultato”

Una volta accertata l’attendibilità del test e ricavati i valori del soggetto, il passaggio successivo prevede la valutazione del rapporto tra FEV1/FVC. Qualora questo sia normale, cioè superiore al 70%, si può escludere un deficit ostruttivo. Alcuni Autori, in realtà, utilizzano dei differenti valori per identificare la presenza di un’ostruzione. L’ERS, ad esempio, afferma che la presenza di un deficit ostruttivo può essere esclusa soltanto per valori ≥ 88% negli uomini e ≥ 89% nelle donne. La mancanza di deficit ostruttivo e la contemporanea presenza di una riduzione della FVC, comunque, indirizza verso un deficit restrittivo. Viceversa, in caso di presenza di un rapporto FEV1/FVC e di una FVC nei limiti di norma si può considerare il test normale. La presenza di un rapporto FEV1/FVC ridotto, invece, permette di definire la presenza di un’ostruzione al flusso. Anche in questo caso è necessario procedere con la valutazione della FVC.

In caso di normalità deve essere eseguito un test di reversibilità con broncodilatatori, che permette di distinguere tra una probabile asma (con miglioramento del quadro ostruttivo dopo somministrazione dei broncodilatatori) o una BPCO (senza miglioramento significativo del quadro ostruttivo dopo somministrazione dei broncodilatatori).
La presenza di una riduzione associata della FVC, invece, può indicare un quadro misto ostruttivo/restrittivo oppure semplicemente un quadro d’iperinsufflazione con conseguente intrappolamento dell’aria nel polmone (air trapping). In questo caso diventa necessario eseguire ulteriori test e, in particolare, uno studio dei volumi polmonari.

”Indicazioni e controindicazioni all’esecuzione dell’esame spirometrico”

La spirometria trova numerose indicazioni e controindicazioni.

Le principali sono riassunte nella tabella seguente:levra_tab

”Conclusioni”

Le prove di funzionalità respiratoria hanno oggi un ruolo insostituibile nella gestione delle patologie polmonari. Tra esse, in particolare, è unanimemente riconosciuta l’importanza della spirometria a fini diagnostici, prognostici e di monitoraggio terapeutico.
Durante la visita di accettazione il medico termale esegue di norma l’esame spirometrico, la cui valenza è di notevole importanza soprattutto nei pazienti affetti da bronchite cronica.
Le stazioni termali italiane rappresentano strutture che, per tipologia di acque, cultura e organizzazione, possono inserirsi concretamente in un piano finalizzato a contrastare le patologie polmonari e in particolare la BPCO. In queste sedi è possibile svolgere un’attività diagnostica di screening che contribuisce ad identificare i soggetti a rischio, intervenendo in una fase in cui l’esordio della sintomatologia non si è ancora espresso nei sintomi più gravi.

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