Clima e tempo meteorologico influenza sull’organismo umano

RIASSUNTO

Le strette relazioni tra ambiente climatico e fisiopatologia umana erano note fin dall’antichità.
Le osservazioni, dapprima basate sull’empirismo, sono state in seguito confermate dalle indaginidegli
studiosi e dai progressi della ricerca tecnologica e biologica.
È nata così la climatoterapia,che
studia le risorse climatiche in rapporto all’organismo umano, allo scopo di sfruttarne almassimo le
indiscusse qualità terapeutiche fornite esclusivamente dalla natura.
Una terapiaclimatica bene impostata, con accurata scelta della patologia da trattare e del luogo ove inviare ilpaziente e ben dosata (non troppo corta per poter superare la fase di acclimatazione nè troppo lunga per evitare di pervenire alla saturazione climatica) può offrire al bagaglio del medico una opzione curativa naturale, efficace e non sempre apprezzata come meriterebbe

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AUTORI

  • G.F. Strani
  • M. Norat
  • E. Cervadoro

PAROLE CHIAVE

  • clima
  • climatoterapia

”Introduzione”

Clima e tempo meteorologico sono termini che nel linguaggio comune vengono spesso usati come sinonimi, però dal punto di vista strettamente scientifico i loro significati sono diversi.
Infatti il clima fa riferimento:
1) a condizioni ambientali che persistono in una zona per periodi lunghi (almeno 30 anni secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale) e inquadrate con un procedimento statistico per avere valori medi

2) a condizioni atmosferiche che tendono a ripetersi stagionalmente, come è elencato nella tabella 1.

Tab. 1

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Invece il tempo atmosferico è una condizione istantanea di valori meteorologici (cioè temperatura, venti, umidità ecc.), in definitiva il tempo che fa in una determinata zona o regione.
Le strette relazioni tra ambiente climatico e fisiopatologia umana erano note fin dall’antichità.

Ammonisce la Bibbia: “Non giudicare quando soffia lo sharav” lasciando intendere che questo secco ed arido vento del deserto era in grado di alterare le capacità critiche dell’individuo.
Le osservazioni, dapprima basate sull’empirismo, sono state in seguito confermate dalle indagini degli studiosi e dai progressi della ricerca tecnologica e biologica.

Sono così nate:

  • la bioclimatologia che studia i rapporti, in periodi piuttosto lunghi, tra organismo umano ed eventi atmosferici
  • la biometeorologia che studia l’evolvere delle condizioni atmosferiche in una data località allo scopo di fornire indicazioni per l’insediamento della vegetazione, degli animali e dell’uomo
  • ed infine la climatoterapia, la scienza che studia le risorse climatiche in rapporto all’organismo umano, allo scopo di sfruttarne al massimo le indiscusse qualità terapeutiche, fornite esclusivamente dalla natura.

Se correttamente applicata la climatoterapia ha due finalità (purtroppo non sempre agevolmente attuabili) e cioè allontanare il soggetto da una zona di residenza non confacente alla sua salute e al tempo stesso individuare la località più adatta per ristabilire le normali attività biologiche del paziente, stimolando nel modo più favorevole la funzionalità di organi ed apparati ed esaltandone i poteri di difesa.
Per ottenere che il soggiorno in un nuovo ambiente climatico o, a maggior ragione, che un trattamento climatoterapico vero e proprio venga sfruttato al massimo è necessario tener presenti i seguenti parametri:

  1. Rapporto individuo – nuovo ambiente
  2. Indicazioni
  3. Controindicazioni

 

”Rapporto individuo – nuovo ambiente (G.Agostini G.et al.)”

Una delle più caratteristiche esemplificazioni della Sindrome Generale di Adattamento (GAS) è rappresentata della fase di acclimatazione ad ambienti molto diversi rispetto ai quali l’organismo si era assuefatto.
Il soggetto normale può anche non risentire delle variazioni climatiche mentre il soggetto malato o defedato può essere talora incapace di reagire ad uno stimolo troppo intenso. Di solito però la risposta si mantiene entro limiti fisiologici: la fase di acclimatazione può essere fugace oppure può manifestarsi con alterazioni dell’alvo, irritabilità (Foto 1), inappetenza (Foto 2), insonnia (Foto 3).

Foto 1

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Foto 2

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Foto 3

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Questa fase di acclimatazione può durare anche 7-10 giorni ed esprime l’intenso lavoro metabolico dell’organismo che tenta di conservare il proprio milieu interieur di fronte alle mutate condizioni esterne. Se l’approccio è stato condotto erroneamente o in modo non adeguato (dieta scorretta, scarso riposo, irregolare alternanza sonnoveglia) o se l’organismo è incapace di reagire e di stabilire un nuovo equilibrio con l’ambiente, si verifica la cosiddetta intolleranza climatica, con i sintomi negativi prima ricordati.
Nei casi conclamati il paziente deve essere riportato nell’ambiente primitivo. Se invece il periodo di acclimatazione è stato ben condotto si giunge ad un nuovo equilibrio organismo-ambiente: questa è la fase di adattamento in cui i vari parametri bio-umorali (modificati in rapporto alle mutate condizioni
ambientali) si stabilizzano e si consolidano, fino ad arrivare lentamente allo stato di indifferenza ambientale in cui il soggetto risulta completamente assuefatto al nuovo clima e non ne risente più lo stimolo.
Talora, ma solo per stimolazioni ripetute e mal dosate di fattori associati al clima (bagni di sole o di luce, psammatoterapia) si giunge ad una vera e propria saturazione climatica con ricomparsa di insonnia, astenia e nervosismo. Normalmente questo fenomeno può verificarsi dopo 1.2 mesi di soggiorno climatico.

”Indicazioni”

Ecco alcuni esempi per quanto riguarda la patologia dermatologica:

  • ambienti caratterizzati dalla purezza dell’atmosfera risultano utili nei riguardi della dermatite atopica
  • la presenza di un buon insoleggiamento può essere indicata in presenza di psoriasi, dermatite seborroica, acne e dermatosi in trattamento con psoraleni.

”Controindicazioni”

Sempre per restare in ambito dermatologico è ovvio che un ambiente troppo secco non è sicuramente indicato nelle ittiosi e negli stati xerodermici. E’ anche da ricordare che l’eccessiva esposizione solare è dannosa soprattutto in presenza di patologie cutanee fotocondizionate o in soggetti in terapia con farmaci potenzialmente fotosensibilizzanti.
In conclusione una terapia climatica bene impostata, con accurata scelta della patologia da trattare e del luogo ove inviare il paziente, nonché ben dosata (non troppo corta per poter superare la fase di acclimatazione né troppo lunga per evitare di pervenire alla saturazione climatica, può offrire al bagaglio del medico un’opzione curativa del tutto naturale, efficace e non sempre apprezzata come meriterebbe.

Foto 4

Foto 4

”Bibliografia”

Agostini G. Manuale di medicina termale, II edizione Archimedica Editori, Torino 2.000

Agostini G, Pinna M., Pinna S., Russo F. Bioclimatologia umana UTET Libreria, Torino 2005

Pasini W. Come e perché prescrivere una cura termale Moruzzi Group Edizioni, Bologna 2004

Autori vari In “Trattato di idroclimatologia clinica” diretto da Messini M.Cappelli Editore, Bologna, 1951

Condemi G. Bioclimatologia e distribuzione dei climi in Italia In “Come e perché prescrivere una cura termale” pag. 185-203 Alfa Wassermann

Solimene U., Brugnoli A., Mannelli E. Metereopatie Edizioni Red, 2002

Strani G.F. Clima e tempo meteorologico: influenze sull’organismo umano Relazione al I Congresso Nazionale di Dermatologia Termale, Dermocosmesi e Benessere Salsomaggiore, 22 ottobre 2015

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